gruppi

Breve storia della facilitazione dei gruppi

Il concetto di facilitazione e facilitatori è antico quanto l’organizzazione tribale. Già nell’antichità i nativi dell’Alaska avevano qualcuno che ricopriva un ruolo di questo tipo. Come società stiamo tornando al punto di partenza: dalla tribù riunita in cerchio intorno al fuoco, alle strutture piramidali degli ultimi 3000 anni e di nuovo all’ecologia del cerchio, alle piramidi piatte e alle reti delle organizzazioni odierne. La filosofia, il pensiero e le abilità della facilitazione hanno molto il comune con gli approcci di Quaccheri, Gandhi, Martin Luther King Jr. e i vari fautori della nonviolenza nel corso dei secoli. In tempi più recenti abbiamo i movimenti per i diritti civili, i gruppi attivisti femminili, parti del movimento ambientalista e i gruppi di iniziativa cittadina nati negli anni ‘60 e ‘70.
La facilitazione delle riunioni iniziò a diventare un processo formale alla fine degli anni ‘60 e per la fine degli anni ‘80 era ormai diffusa ovunque. I suoi fautori la consideravano uno strumento per aiutare le persone a diventare artefici del proprio futuro, come evoluzione del ruolo dei facilitatori dell’apprendimento (facilitatori-formatori) apparsi nei primi anni ‘60. L’approccio del facilitatore nei confronti dei gruppi era di concentrarsi sulla creazione della consapevolezza per consentire l’apprendimento. Questi facilitatori ebbero un ruolo fondamentale nel nascente movimento del potenziale umano e in quello attivista femminile, e continuano ad averlo nei contesti odierni in cui l’apprendimento è visto come un dialogo piuttosto che un processo meccanico. Le sue radici pragmatiche affondano anche nella scienza cognitiva, nella teoria dell’elaborazione delle informazioni, nella sociologia, nella psicologia, nell’organizzazione comunitaria, nei principi di arbitraggio e mediazione, e nell’esperienza.