Medici e web, opportunità e rischi di un incontro in evoluzione

Nell’era del Web 2.0 la medicina trova nella rete eccezionali opportunità e alcuni rischi. Secondo uno studio (2010) di FIMMG (Federazione Italiana Medici di Medicina Generale) il 90% dei medici di famiglia italiani utilizza Internet in maniera assidua e un terzo di essi possiede un profilo su almeno un social network, prediligendo Facebook e Myspace. In alcune Regioni, Emilia Romagna in testa, dove l’infrastruttura ADSL offre un servizio di connessione più capillare ben il 100% dei medici riferisce di utilizzare a fini professionali la rete.

L'Italia della convivenza

Molto spesso i migranti prima di essere discriminati nei fatti lo sono nel linguaggio che si usa per descriverli ed etichettarli: immigrati, extracomunitari, disperati, clandestini, irregolari, badanti. Si parla di devianza degli immigrati, di questioni di ordine pubblico, di emergenza stranieri, dell’esasperazione degli onesti cittadini italiani, del carico di disperati, dell’invasione dei profughi. Parole ed espressioni, queste, che veicolano la rappresentazione dei migranti come un problema, da risolvere con soluzioni di controllo, repressione, espulsione.
Eppure, lo spostamento di persone da una parte all’altra del mondo non è una novità dal punto di vista geopolitico, poiché la spinta alla mobilità è una caratteristica dell’uomo precedente anche alla scoperta del “Nuovo Mondo”, che ha visto la nascita delle prime grandi migrazioni transoceaniche costituite da circa 2 o 3 milioni di europei e da circa 7,5 milioni di africani deportati come schiavi. Ma la mobilità non è soltanto una caratteristica dell’essere umano, è anche un diritto, riconosciuto dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del 1948, allorquando all’articolo 13 afferma che ogni uomo ha diritto di lasciare il proprio Paese.

L’élite di Twitter monopolizza i cinguettii

Con un miliardo di post a settimana, Twitter è considerato da molti l’anti Facebook, grazie anche alla popolarità in costante crescita (solo nel marzo 2011 sono stati creati circa 460 mila nuovi account al giorno). Ma il più famoso sito di microblogging è davvero un tale successo sociale?
A giudicare dallo studio Who Says What to Whom on Twitter (Chi dice cosa a chi su Twitter), realizzato da Yahoo! Research, parrebbe di no.
Stando ai risultati della ricerca, infatti, l’approccio degli utenti a Twitter è prevalenteme nte di tipo passivo: consiste cioè essenzialmente nel leggere e “vampirizzare” i messaggi altrui. Nello specifico quelli dell’élite, 20.000 utenti (lo 0,05% di quelli registrati) che postano il 50% dei messaggi totali.